Le poste nei territori lombardi della Repubblica di Venezia

Domenica 16 Febbraio 2014

Per gentile concessione del Circolo Filatelico Bergamasco pubblichiamo l'articolo di Adriano Cattani apparso sul numero unico edito in occasione della Semifinale del Campionato Italiano Cadetti di Filatelia svoltasi a Martinengo dal 27 al 29 settembre 2013.

 

Nei primi anni del XV secolo la Repubblica di Venezia spinse le proprie mire verso i territori lombardi, con l' intenzione di espandere il proprio territorio. L'obiettivo fu raggiunto, perchè a seguito della guerra contro i Visconti milanesi, la Pace di Ferrara (1433) le consentì di aquisire i territori del Bergamasco e del Bresciano.
Successivamente anche la città di Crema fu incorporata nel territorio della Repubblica.
Questi avvenimenti influenzarono anche le poste veneziane, perchè un gruppo di cavallari bergamaschi si trasferì nella capitale veneziana (ma si conosce la presenza di corrieri bergamaschi a Venezia già da un paio di secoli) e cominciò ad esercitarvi il loro mestiere, unitamente agli altri corrieri già presenti.
Tra i primi corrieri che nel successivo 1489 costituirono la Compagnia dei Corrieri Veneti troviamo, infatti, alcuni nomi caratteristici del Bergamasco, come i Giupponi, provenienti da Camerata ed i Tasso, provenienti da Cornello, località della Val Brembana, questi ultimi appartenenti alla famiglia che poco dopo avrebbero assunto dall'Imperatore l' incarico di organizzare la posta internazionale, distribuita in quasi tutta l'Europa ed in particolare nei territori tedesci, ottenendo per i propri meriti nel 1650 il titolo di Principi Thurn und Taxis (1)

Probabilmente la loro presenza nella Compagnia dei Corrieri fu determinante nella decisione presa dalla Compagnia stessa di organizzare un viaggio regolare di posta verso la Lombardia: i corrieri presentarono al Senato Veneto il progetto per un regolare servizio di posta tra Venezia e Milano, per il quale essi avevano già un accordo sottoscritto col Governo milanese.
Il progetto fu accolto dalle autorità veneziane, che ratificarono l'accordo il 29 marzo 1582.
Gli accordi prevedevano che i corrieri (otto, sei veneziani e due milanesi) della Posta di Milano, così venne chiamato questo servizio, avrebbero portato le lettere a Milano e città intermedie, due volte la settimana, lungo due itinerari diversi, il primo lungo l'itinerario “dritto“, verso Padova, Vicenza, Verona, Desenzano, Brescia, Bergamo (fig. 1), ed il secondo “a giornata“, via Cremona, Mantova, Padova, Venezia (fig. 2)

 

Fig. 1 - Lettera da Salò a Venezia in data 18 dicembre 1765, recante manoscritto “con corrier di Milano“, trasportata con barca fino a Desenzano e qui consegnata al corriere proveniente da Milano.

 

Nel corso dei secoli il servizio subì varie modifiche, ma mai fu interrotto.
In quello stesso periodo tutte le città di terraferma, anche quelle lombarde, avevano un proprio servizio di cavallari diretto alla Capitale: nel 1556 il Consiglio Generale di Brescia bandì un appalto per la gestione del servizio postale verso la Dominante, che prevedeva un viaggio tre volte la settimana eseguito alternativamente da quattro corrieri, uno dei quali doveva essere a disposizione del Consiglio per i dispacci pubblici.
Nel 1572 venne pubblicato a Bergamo un bando che ufficializzava i corrieri locali diretti a Venezia.
Nella Tariffa pubblicata il 23 gennaio 1662 dai Provveditori di Comun, le autorità che sovrintendevano, tra l'altro, sulle poste, troviamo citati i corrieri che giungevano regolarmente a Venezia da Brescia, Bergamo, Salò e Crema (fig. 2).

 

Fig. 2 - Particolare della “Tariffa delli Illustrissimi Signori Proveditori di Commun in materia del pagamento delle lettere, 22 febraro 1662“ comprendente le tariffe ai portalettere di Bergamo, Brescia, Salò e Crema.


Il secolo XVIII vide una sostanziale riorganizzazione delle poste venete, con l'avocazione allo Stato dello jus postale interno (in pratica una nazionalizzazione). Furono stabiliti i bandi d' appalto con appositi capitolari, uno per ogni correria, a seguito dei quali i corrieri della Compagnia risultarono vincitori, assumendo così la gestione esclusiva delle correrie.
I corrieri locali furono estromessi dal loro lavoro, considerato abusivo e quindi vietato.
Il 4 marzo 1747 la correria di Bergamo venne messa in incanto mediante la pubblicazione della relativa Polizza d'appalto, mentre le Polizze delle correrie di Brescia e di Salò recano le date rispettivamente del 15 febbraio 1748 e del 23 aprile 1749 (3).
Naturalmente anche questi tre appalti furono aggiudicati a tre componenti della Compagnia dei Corrieri Veneti:  questo ebbe un risvolto positivo nel fatto che,  pur trattandosi di tre servizi indipendenti, essi furono organizzati in modo integrato, come vedremo, rendendo più efficiente il servizio.
I percorsi della correria di Bergamo erano tre:
1)   un cavallaro, cioè un corriere a cavallo, partiva da Bergamo il sabato a mezzogiorno in direzione di Venezia, portando con sé lettere e tramerssi (piccoli pacchi). Il giovedì successivo ripartiva da Venezia per il viaggio di ritorno(fig. 3);

 

Fig. 3 - lettera da Bergamo a Venezia in data 18 dicembre 1759, inoltrata col cavallaro di Bergamo.

 

2) Sempre il sabato, ma di notte, partiva da Bergamo un altro cavallaro con una “valigia“ di lettere dirette a Venezia; questo cavallaro raggiungeva Brescia dove consegnava la sua valigia al cavallaro di Brescia in partenza per Venezia. Al ritorno, il cavallaro di Brescia, con partenza il mercoledì,  riportava anche la valigia di Bergamo cha consegnava a Brescia al cavallaro bergamasco.
3) Il giovedì, invece, un analogo valigino contenente le lettere dirette a Venezia e a località di strada, dislocate lungo il percorso, veniva consegnato a Bergamo al corriere della Posta di Milano (corriere veneziano, vedi sopra), che vi transitava.
In questa maniera il servizio postale tra Bergamo e Venezia era assicurato per tre giorni la settimana.
Allo stesso corriere che partiva il sabato da Venezia per Milano e Torino veniva consegnato il valigino con le lettere dirette a Bergamo e città di strada.
La correria di Brescia era servita da un corriere che partiva da Brescia in direzione di Venezia di domenica portando con sé solamente lettere (fig.4). Il ritorno era fissato con partenza da Venezia il mercoledì.

 

Fig. 4 - Lettera da Venezia a Brescia in data 25 aprile 1733 inoltrata “franca“ tramite i corrieri di Brescia – il bollo VEN-P-BRE con leoncino andante indica il percorso della correria, mentre il bollo PDLSS impesso nel retro indica un controllo effettuato a Brescia.

 

Il martedì mattina, invece, partiva da Brescia una carrozza postale diretta a Venezia, la quale faceva ritorno con partenza dalla capitale  veneta il sabato (fig. 5).
La carrozza fa presumere che con la posta viaggiassero anche passeggeri e merci, come era d'uso corrente.

 

Fig. 5 - Lettera da Brescia a Venezia, che accompagnava “un pacchetto segnato L.+ M“, cioè un tramesso, trasportato dalla diligenza di Brescia.

 

Analogamente a Bergamo, anche Brescia consegnava le proprie lettere al corriere di Milano che transitava per quella città il giovedì, e così nel viaggio di ritorno.
La correria di Salò era servita da un portalettere, cioè un corriere a piedi, che seguiva la “via del Lago“, cioè si imbarcava il mercoledì sera su un battello del lago di Garda (questo era il motivo per cui viaggiava a piedi) fino a Desenzano, alla cui stazione di posta si muniva del cavallo, trasformandosi così in cavallaro, e proseguiva verso la destinazione di Venezia, dove arrivava il sabato mattina.
Lo stesso faceva nel viaggio di ritorno, con partenza la domenica ed arrivo a Salò il mercoledì mattina, seguendo a ritroso la stessa via.
Oltre al corso di posta indicato sopra, ve ne era un altro più limitato, costituito da un pedone che, sempre per la via del lago, portava un sacchetto sigillato contenente le sole lettere, due volte la settimana, a Desenzano.
In questa stazione di posta, il sacchetto veniva consegnato al solito corriere di Milano che vi transitava.
La città di Crema merita un ragionamento a parte.
Questa città costituiva come una specie di “enclave“ veneziana all'interno del territorio del Ducato di Milano, ed era praticamente tagliata fuori dai percorsi postali naturali che interessavano le altre città lombarde, come abbiamo visto.
Un solo corriere, su diligenza, transitava per Crema: era il corriere che da Venezia via Milano raggiungeva Genova lungo il percorso di Padova, Este, Castelnuovo presso Verona, Desenzano, Brescia, Crema, Lodi, Pavia, Genova (4), ma era il mastro di posta di Brescia che vi inviava un pedone con le lettere colà dirette (fig. 6).

 

Fig. 6 - Lettera da Bergamo a Crema in data 13 agosto 1757, trasportata “franca per Brescia“ dal pedone bresciano.

 

Questo però non soddisfaceva la Compagnia dei Corrieri, che evidentemente si era accorta che la città aveva assunto una rilevanza commerciale di tutto rispetto, tale da meritare un servizio di posta più efficiente.
Un funzionario della Compagnia fu, quindi, incaricato di redigere un abbozzo di regolamento organizzativo di un servizio regolare tra Crema e Lodi, che prevedesse anche il collegamento con le altre città importanti dell'area veneto-lombarda, oltre che con gli Stati stranieri, con  regolamento che è giunto a noi (5) e dal quale rileviamo che:
1)    il martedì mattina doveva partire da Lodi un corriere diretto a Crema, dove doveva giungere la stessa mattina per permettere agli interessati di ricevere le lettere, fare le loro commissioni e consegnare le risposte nello stesso giorno al corriere di ritorno a Lodi, cosicchè nella stessa giornata fosse provveduto agli interessi dei cittadini.
2)    Il corriere avrebbe portato anche le lettere dirette a Milano, ove l'ufficio di posta avrebbe ricevuto quelle dirette ad altre città, Cremona, Mantova, Piacenza, Parma, Modena, Ferrara, Bologna, Roma, Napoli e Germania, per inoltrarle a destinazione.
3)    Lo stesso servizio doveva essere effettuato da Lodi il sabato mattina, cosicchè le lettere potevano utilizzarlo due volte la settimana.
Merita una annotazione la cura con cui si cercava di offrire un servizio prticolarmente efficiente ai cittadini interessati, assicurando che le lettere e le rispettive risposte, almeno tra Crema e Lodi, fossero consegnate entro la stessa giornata: evidentemente i rapporti economici tra la città di Crema e Lodi ( ed il territorio lombardo) erano superiori a quelli con Venezia, capitale della Repubblica.

 

Note:

1 – AA.VV., Le Poste dei Tasso, un'impresa in Europa, Bergamo 1984, pp. 76-79.
2 – Adriano Cattani, Da Venezia in viaggio con la posta, Elzeviro Ed., Padova 2002, pp. 49 e seg.
3 – Polizze d'Incanto e Capitoli co' quali deve esser diretto l' Officio de' cavallari, sive portalettere (1747-1758), pubblicato dall' Associazione per lo Studio della Storia Postale, Padova 2004.
4 -. Il Viaggiatore moderno, ossia la vera guida per chi viaggia, Venezia 1775
5 – Archivio di Stato di Venezia, Promemoria per un piano regolare di corrispondenza, che dovrebbe essere istituito tra le città di Lodi, e Crema, Compagnia dei Corrieri, busta 61.

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